Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

Home Ai Seminaristi del Regionale

Ai Seminaristi del Regionale

Carissimi seminaristi,

come un treno in esagerato ritardo cerco di raggiungervi per ringraziarvi delle offerte ricevute da voi per Natale ed ora per Pasqua.

Il ritorno in Perù è stato improvviso e veloce. Non c’è stato tempo per rimpiangere l’Italia.

Nel mio cuore è vivo il ricordo per ogni persona, legato al desiderio unico della salvezza dell’anima.

Sì, carissimi, la vita di questi mesi mi ha condotto sempre più a questa necessità di fronte al cadere di ogni certezza umana.

Quanti disastri provocati dalle piogge, quante case distrutte, quanti terreni travolti dalle frane.

La nostra stessa casa di San Luis dove accogliamo i ragazzi è inagibile, anche nella Chiesa sono apparse crepe consistenti. Quante famiglie senza raccolto che vengono a chiedere aiuto, un qualsiasi lavoro pur di poter sfamare i tanti figli. Quante camminate fatte sotto l’acqua per poter andare a confessare gli oratoriani nelle forestazioni.

Ho visto la morte vicina almeno in due o tre occasioni e poi ultimamente sono andato a seppellire un nostro ragazzo, Teotimo, schiacciato da una enorme pietra staccatasi dalla montagna e piovuta sull’autobus dove stava viaggiando, provocando la morte di sei persone, tra cui appunto Teotimo e 2 fratellini di 11 mesi e 6 anni.

Il Signore chiama come e quando vuole. Ed io sono ancora qui vivo a scrivervi per testimoniarvi questa verità. Non c’è tempo da perdere, abbiamo una vita sola. Mi salverò?

Il Signore ha dato e il Signore ha tolto; se ha il potere di dare e riprendersi la vita, come non ha il potere di dare e toglierci le cose materiali?

Io sono testimone di questo, i tre anni di lavori intensi, anche i vostri soldi ricevuti precedentemente per costruire una casa di don Bosco dove accogliere i ragazzi poveri, completamente andati in fumo dalle piogge violente e continue che da agosto dell’anno scorso non cessano neppure un giorno. Cosa rimane? Di materiale nulla, tutto svanito, tutto va alla rovina...

Se non ho amato è tutto perfettamente inutile. Così ora mi ritrovo a dover incominciare tutto da zero, come vuole GESÙ.

Non riesco a dire altro, mi appaiono perfettamente inutili tutte le supposizioni umane che tentano di giustificare qualcosa che è già chiaro sin dall’inizio, cioè che termineremo la nostra vita sotto due metri di terreno. Tutto conduce a lì, la vita dell’uomo senza Dio conduce lì.

Così intuisco che devo solo imparare ad amare accettando che tutto crolli, accettando ogni giorno la sconfitta. Questa per me è la vita cristiana pura cruda, accettare la tua croce ogni giorno che è fatta di gesti concretissimi, accettarla fino al giorno della tua morte che verrà all’improvviso come un ladro di notte.

Io desidero vivere con tutto me stesso questa verità, se non faccio questo è puramente superficiale e teorica la speranza della vita eterna.

Ai miei ragazzi ripeto «Non c’è risurrezione senza la morte in croce»... Se vuoi sperare con tutto te stesso di risuscitare, accetta fino in fondo di morire ora per GESÙ..

Lui ti farà poi il gran regalo, lascia a Dio ciò che è di Dio. Solo per questo sono qui in Perù in mezzo a tanta gente povera. In questi mesi ho fatto fatica ad accettare questa volontà del Signore, e così mi sono ritrovato un perfetto incredulo. Mi viene spesso il ricordo del sacrificio di Isacco, era necessario per Dio mettere alla prova Abramo fino a quel punto per certificare la sua fedeltà.

Così umilmente chiedo solo la grazia di non tentare il Signore, di poter solo dire con la mia vita «COME IL SIGNORE HA VOLUTO». Aiutatemi anche voi, questa conversione è necessaria più che mai nel mondo attuale che ha solo bisogno di testimoni per predicare il Vangelo di GESÙ. Solo questa è la nuova evangelizzazione, nient’altro. Chiediamo insieme questa grazia, sarà la vita a condurvi se sarete fedeli. Vi condurrà necessariamente alla croce.

Io sono contento di poter vivere così. Se mi lamento è perché non ho la fede per ringraziare GESÙ nei momenti della prova. Solo dopo mi accorgo che è una grazia poter partecipare alle sofferenze di GESÙ... Agli amici più cari, per regalo, dà la sua croce...

Vi ricordo sempre con affetto, vi ringrazio per tutto ciò che fate per la mia povera gente. Sento giusto dirvi «È GESÙ che vi ringrazia, è Lui che vi chiede tutto... Per me la carità rappresenta solo la parte necessaria per la misericordia di Dio. Salutatemi tutti i professori e superiori. Don Elio anzitutto.

Un abbraccio, vostro P.Daniele

Yauya, 19 aprile 1994