Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

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al vescovo Tarcisio Bertozzi

Carissimo Vescovo Francesco Tarcisio.

Da tempo avrei voluto scriverle, ma il tempo è sempre stato tiranno.

Le sto scrivendo da un dei caserios più lontani della parrocchia, per arrivarci ho impiegato più di un giorno di cammino. Ho appena terminato la festa, ho celebrato due messe, una per defunti e una per “los alferes” che offrono la festa in onore del Santo e danno anche da mangiare a tutta la gente. E poi tutto il pomeriggio a fare battesimi, quasi 50… Anche ieri in 2 comunità Juncay y San Francisco ho battezzato quasi 50 bambini… Come sono vere le parole di Gesù “Sono tante pecore senza pastore”.

Al vedere così tanti bambini mi commuovo, parlano solo quechua (è il dialetto della gente), io tento qualche parola mezza storpiata, gli metto la mano sopra la testa in segno di benedizione e di affetto. Così le mamme mi portano i loro bimbi perché gli imponga le mani, mi dicono “Taita, Santo Olio”… io sorrido, chiudo gli occhi e li benedico, e come li riapro mi ritrovo davanti una fila di 50 e più persone che chiedono la benedizione.

In questa comunità di Ruris erano 5 anni che non arrivava il padre, mi hanno accolto con molto affetto… Ovunque dalla gente sono accolto con molto affetto… La parrocchia è più grande di quanto pensavo, mi rendo conto che è praticamente impossibile arrivare a tutti…

Così da una parte vado dietro alla gente, a ciò che mi chiede: messe per defunti, sacramenti, matrimoni, battesimi, feste nei caserios, sapendo bene che non si riesce ad andare a fondo nell’educazione religiosa. Dall’altra ho preso sul serio l’educazione dei ragazzi, iniziando dai ragazzi del Taller don Bosco, la stessa scuola che ha don Ugo in Chacas, qui ne ho 80 di cui 25 vivono in parrocchia con me e coi ragazzi della prima comunione che continuiamo a seguire con l’oratorio preparandoli alla cresima e da qui soprattutto con l’aiuto dei catechisti a diventare cristiani adulti che siano d’esempio nei loro caserios, che facciano pregare i loro genitori, che si riuniscano alla domenica col catechista per celebrare la festa del Signore, che lavorino a favore della loro comunità, che aiutino i più poveri, che formino buone famiglie religiose.

Il cammino è molto lungo e faticoso, la gente stessa di tutto il lavoro che facciamo non recepisce granché, viene solo a chiedere… Così tutto il giorno c’è gente che bussa alla parrocchia, chiede viveri, chiede lavoro, chiede aiuti per la comunità, acqua potabile, appoggio per costruire la scuola, chiede che li si aiuti nella costruzione della chiesa nel proprio caserio…

E la lista continua, è davvero gente abbandonata, e forse questo è il male più grande della loro povertà… Fortunatamente non sono solo, così i volontari che sono con me mi aiutano togliendomi questo peso delle cose pratiche, lasciandomi più tempo per la parte spirituale… In ogni modo tutto passa attraverso il padre, che è come dire tutto viene da Dio… In fondo è questo ciò che tentiamo di trasmettere a questa gente, tutto viene da Dio, e tutto ritorna a Dio…

Ho trovato una situazione morale religiosa disastrosa, la maggior parte delle famiglie non sono sposati, il papà va a lavorare alla costa o alla selva, e nel frattempo mette al mondo figli anche da qualche altra parte… Così quando arrivo in questi villaggi non visitati da anni dal padre mi ritrovo con bimbi di 4-5 e più anni da battezzare che non hanno il papà, la mamma vive sola con loro….. Cosa devo fare di fronte a queste situazioni? Negare il battesimo? Essere severo? Non me la sento, e se poi muoiono per una carestia o per una epidemia?

Capisco che la soluzione più giusta è prendersi a carico di ognuno come fossero figli tuoi, ma mi sento come uno che tenta in tutti i modi di tenere in piedi una diga che fa acqua da tutte le parti…, e soprattutto mi ritrovo incapace di saper amare, di dare la mia vita così come ha fatto Gesù…

Così in me sento bene il contrasto sul dover fare la parte di Gesù, perché è questo che la Chiesa mi ha mandato a svolgere, e dall’altra parte il continuo bisogno di dire “Gesù perdonami, sono un peccatore”.

La gente mi chiede di fare la parte di Gesù, ma io non so fare i miracoli, non so moltiplicare i pani soprattutto per mancanza di fede, eppure mi ritrovo in questo pasticcio e intuisco che solo attraverso la carità posso parlare a loro di Gesù, del Regno dei cieli, della vita eterna.

È questa la predicazione più semplice e più naturale che la gente percepisce bene, e a me richiede uno sforzo continuo di semplificarmi sia nelle parole e soprattutto nell’arrivare a cogliere sempre il nocciolo della nostra vita che è uguale per tutti: la vita viene da Dio, e a Dio dobbiamo tornare… la fatica più grande è sempre vivere la nostra vita con gli occhi di Dio e non con quelli dell’uomo che troppe volte si mette al posto di Dio e crede di avere il diritto di decidere su tutto...

È già notte fonda e domani mi aspettano 10 ore di cammino per tornare a San Luis, ora sta piovendo, temo che dovrò camminare tutto il giorno sotto l’acqua… la gente sta aspettando l’acqua da tempo, stiamo attraversando un periodo di forte siccità per questo vale la pena anche prendere l’acqua…

Tutto qui è più a misura d’uomo, la vita e la morte….. Quanti battesimi e quanti funerali…..

Vorrei tanto ringraziarla per il bene che mi dimostra e l’affetto ricevuto in questi anni e che sento tuttora nonostante la lontananza. Ricevo puntualmente il  “Piccolo” così rimango aggiornato sulle notizie della diocesi. Così ho ricevuto con gioia la notizia di 3 nuovi seminaristi per il primo anno di teologia…

Nelle messe che celebro la ricordo sempre pregando per la sua salute… Aspetto sue notizie, e soprattutto attendo con ansia il suo arrivo qua in Perù, non si scordi che i figli più lontani attendono con più ansia e desiderio di rivedere il loro padre…..

Il padre Ugo la saluta e la ringrazia per avermi donato a questa chiesa di Huari. Nonostante gli impegni di San Luis cerco di aiutarlo andando nei suoi caserios per le feste in modo che lui possa essere più libero per i ragazzi e per tutte le spedizioni. Anche con Giorgio cerco di fare la stessa cosa… Così sono sempre in giro….. mi costa sacrificio ma lo faccio con gioia. La salute mi accompagna, devo ringraziare il Signore e la Madonna.

Le chiedo la sua benedizione.

Un forte abbraccio

P. Daniele

Ruris 2/10/1991

P.S.: Le mando alcune foto del mio ingresso a San Luis, c’era tanta gente venuta anche da comunità lontane.

Il vescovo mi attendeva sul sagrato della Chiesa, quando mi ha abbracciato mi ha ringraziato e mi ha fatto subito pensare a lei. Don Ugo mi aveva accompagnato da Chacas dandomi la sua benedizione davanti a Mama Ashu… Ho pianto tanto… come il giorno che lei mi diede il crocifisso in cattedrale a Faenza.