Padre Daniele Badiali

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il diaconato, segno della presenza di Gesù venuto per servire e dare la vita in riscatto

Mi sono diplomato agrotecnico nel 1981. Ho svolto il servizio civile con la Caritas presso la Parrocchia S. Giuseppe di Faenza nel 1982-83.
Nel 1984 sono andato in missione per due anni a Chacas sulla Sierra Andina del Perù dove lavorano da diverso tempo i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso.

Nell’ottobre 1986 tornato dal Perù sono entrato nel Seminario Regionale di Bologna dove attualmente sto frequentando il V ed ultimo anno accademico.
Il 30 dicembre prossimo sarò ordinato Diacono.
Non mi è naturale scrivere in un articolo di giornale ciò che neanch’io riesco ad esprimere con chiarezza.
Preferirei il dialogo personale dove è più possibile ascoltarsi e conoscersi con sincerità; o meglio ancora preferirei lavorare insieme; in questo modo verrebbero alla luce più facilmente i miei difetti, e questo personaggio che fra non molto diventerà diacono e successivamente prete risulterebbe effettivamente quel povero uomo che si sente di essere «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi...» (Gv. 15, 16).

Tutta la mia vita da quando i miei genitori col Battesimo hanno scelto per me la firma di Gesù a tutte le altre firme che il mondo propone e mi è stata impressa nel cuore, è un continuo rincorrere dietro a questa verità che non so riconoscere nella concretezza dei fatti, ma che puntualmente ha sconfessato e scombussola ogni mio tentativo di prendere in mano le redini della vita e di scegliere a mio piacimento.
Questa verità va contro ogni logica del mondo che ci vuole artefici e costruttori del nostro futuro.
Nella vita non si sceglie, si è scelti.
Non ho deciso da me di nascere e neanche deciderò da me di morire, come vorrei quel momento fosse il più lontano possibile.

Tante situazioni si sono presentate per caso e dipendeva da me accoglierle o lasciarle andare.
Tanti campanelli d’allarme ho ricevuto, e li ho lasciati suonare a vuoto perché sono distratto e corro dietro alle false verità che il mondo propone perché più comode e perché ti danno l’illusione di esser vincitore.
Un campanello che mi ha fatto sentire perdente è stato l’incontro con i più poveri e da quel momento ho intuito che nella mia vita dovevo cominciare a perdere se non volevo lasciarmi trascinare dalle false luci della vita consumistica del nostro mondo che mi allontana sempre più dal Dio di Gesù.
La realtà dei poveri mi ha fatto toccare con mano quanto sono vuoto e povero di Dio, quello di Gesù, quello di cui danno testimonianza i Vangeli, e mi ha fatto piangere di fronte ad un uomo moderno che proteso verso nuove conquiste non s’accorse di aver perso il senso della vita e di aver perso Dio.
Lo stesso mi sono ritrovato e mi ritroverò così, ed è un’amara costatazione.

Il resto che possa dirvi sono solo belle parole che possono avere valore nella misura in cui entrano e diventano parte reale della vita.
Vorrei ridare a Dio ciò che gli appartiene e poter condurre a questo Dio tante persone.
Questo Dio che cerco è un Dio esigente, che non s’accontenta di poco, che vuole la vita intera.

Sono contento del passo futuro che mi attende, il diaconato, segno della presenza di Gesù che «è venuto non per essere servito ma per servire e dare la vita in riscatto per molti» (Mc. 10, 45). Nel diacono si fa presente la carità di Gesù che per soccorrere i poveri, gli ammalati, gli ultimi ha bisogno delle nostre mani, del nostro tempo, della nostra vita. Proprio così devo aprire il mio cuore alla carità che bussa,... vedete non si sceglie, si è scelti, basta aprire il nostro cuore.

Daniele Badiali
(da Il Piccolo del 21/12/1990)