Padre Daniele Badiali

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Il problema delle fede oggi

Carissime sorelle dell'Ara Crucis

oggi mi è capitato tra le mani “Il Piccolo” del 2 giugno e con mia grande gioia ho trovato l’inserto su Padre Domenico.
Ma la sorpresa più grande è stata quando mi sono trovato per iscritto un pezzo della lettera che vi avevo scritto quando seppi della morte di P. Domenico. Mi sono commosso nel ritrovarmi lì accanto al P. Domenico, l’ultimo dei preti ad averlo conosciuto.
Ho ricordato quei momenti in cui ero col padre con una commozione fortissima, con una nostalgia che non so descrivervi. Tanta voglia di tornare lì, e vederlo accanto al termosifone della cappella avvolto nel mantello nero a recitare il Rosario.
Ho tanta nostalgia di quei momenti, è davvero stato un regalo del Signore aver incontrato il P. Domenico. È stato un grande regalo per un incredulo come me.
Vivo correndo alla ricerca del Paradiso, lo cerco soprattutto nell’anima delle persone che si lasciano bruciare dall’amore e dalla sofferenza e trovano il senso della loro vita offrendo ogni giorno se stessi agli altri.
Gesù lo si trova solo nel sentiero dell’amore, del soffrire, della Croce, cerco qualcosa di Lui, cerco solo Lui. Ho una gran paura di dire solo bugie, di non essere nulla di Lui, mi sento solo un peccatore.
Per questo corro a voi chiedendovi di pregare anche per me. La paura di non salvarmi è come la coscienza di vivere una gran farsa dove io sono il primo attore e metto in scena tutta la Passione del Signore.
Ma ancor di più è il dramma che tutto ciò che vivo, spero, anche il bene alle persone sia solo frutto del mio egoismo, qualcosa fabbricato da me stesso per sentirmi a mio agio.
Così non trovo più verità in me stesso, mi sento al buio, senza nessun appiglio, l’unica via d’uscita è solo la prova d’amore, vissuta e data nella più completa libertà.
Mi ritrovo a soffrire come mai mi era capitato fino ad ora, soffrire per la mia miseria, soffrire per la miseria degli uomini.
Poi mi arriva questa voce: “Tocca a te fare qualcosa...”.
Ma come mi muovo sento subito la voce del diavolo: “È tutto inutile, è tutta una farsa.....”
Cedere a questa voce è spegnere per sempre la speranza di Dio nel mio cuore. Non l’accetto, mi metto in ginocchio, chiedo perdono. Ho fatto le Prime Comunioni, non immaginate quanta fatica per dire ai bambini: mettetevi in ginocchio a mani giunte, ad occhi chiusi e sussurrate Gesù....Gesù...
Dirlo era viverlo, dirlo era ed è sperarlo, desiderarlo, farlo io per primo. Tutta la mia vita è così, è soffrire perché Gesù non è accolto, è ancora una parola, un pensiero e non una persona. Abbiamo ridotto la religione a una teoria, a una cultura scritta su migliaia di libri e così abbiamo ridotto Dio a un’idea della nostra testa.
Quel dio lì non esiste, è solo frutto di noi stessi e ci fa comodo tenerlo così. E intanto nessuno crede più, la religione diventa ridicola, credere o non credere è la stessa cosa, che Dio ci sia o no non cambia nulla per me.
Vedo sempre più grande il problema della fede oggi e soffro nel constatare che tanti preti sono distratti, come addormentati, preoccupati di altro. Andiamo incontro a tempi sempre più duri e l’errore sta nel ridurre la fede alla razionalità, con la ragione oggi non si arriva più a Dio, la scienza è già andata oltre, più in là, smonta ogni pensiero e conoscenza.
Dio lo si incontra solo sul sentiero della vita, dell’amore, della sofferenza. Sono dentro anima e corpo in questa battaglia persa a favore di Dio, dove per vincere c’è solo da perdere, dove le parole non servono più. Anche a voi ora ne ho scritte troppe, perdonatemi, perdonatemi. Chi parla di Gesù anche resuscitato ha una corona di spine sulla testa e i chiodi nelle mani.
Vi porto nel cuore, ringraziandovi per tenermi lì accanto a voi come un figlio caro.
Sì un figlio perso, caro. Grazie. Da Ronco alle Ande è un attimo, dalla morte alla vita è un attimo. GESÙ... GESÙ caro...

Vostro P. Daniele

San Luis, 16/06/95