Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

Home Il quaderno di Dionicia

Il quaderno di Dionicia

Carissimi,

da tempo desideravo scrivervi, quante volte il pensiero giunge ad ognuno di voi. Quanti volti e quante persone care. Ogni tanto mi viene la nostalgia, mi perdonate vero?

Leggendo Il Piccolo, a distanza di qualche settimana (in fondo le poste peruviane non sono poi così diverse da quelle italiane!) cerco di seguirvi nella vita diocesana. Così ho appreso della morte di P. Domenico, ho avuto la fortuna di conoscerlo e ricordo l’affetto con il quale mi accoglieva. Quando mi vedeva mi diceva «da Ronco di Faenza alle Ande del Perù». Solo una volta, per la stanchezza di una giornata molto tirata, mi scambiò per «un barbone» che andava a chiedere la carità, ero stato ordinato da poco e andai al monastero dell’Ara Crucis perché doveva darmi un’offerta per la povera gente delle Ande. Quando s’accorse che ero io non sapeva come scusarsi, ricordo che gli dissi: «Non si preoccupi P. Domenico, sono un povero prete barbone che va a cercare la carità per i suoi figli!». Ricordo come mi abbracciò, ... mi commosse.

Conoscere un uomo di Dio così profondo e così umile mi ha fatto tanto bene, come desidero la sua fermezza e la sua bontà di Padre. A San Luis stiamo vivendo un periodo intenso, più di 400 ragazzi si stanno preparando alla prima comunione.

Vengono anche da due, tre ore di cammino, i più lontani partono da casa quando ancora è scuro per essere a San Luis alle otto della mattina. È un piccolo esercito che scende dalle montagne e si raduna davanti alla chiesa per potersi preparare a ricevere il buon Gesù nel suo cuore. Neanche la pioggia li ferma, mi commuovo quando li vedo arrivare bagnati. È sufficiente fare una carezza o mettere una mano sulle loro fragili spalle per sentire un corpicino bagnato rivestito di poveri stracci.

Imparano soprattutto la devozione e il raccoglimento. Vengono in chiesa con le mani giunte e salutano Gesù facendo la genuflessione e il segno di croce. Quando sono arrivato qui non sapevano neanche farsi il segno della croce, non sapevano chi era Gesù, tutto gli era nuovo. Ora sanno venire in chiesa e pregare con il Padre Nostro e l’Ave Maria.

A mezzogiorno per tutti c’è una scodella di minestra preparata dai catechisti. È una gioia vedere come quattro pentoloni ricolmi si svuotano in un attimo per riempire quelle povere pancine troppo provate dalla fame. Cosa vuol dire da mangiare? È impossibile spiegarlo a parole, uno deve farlo e allora tanti pensieri e congetture occidentali sulla giustizia sfumano in un attimo così, come sfuma in un attimo la pentola della minestra. Sempre più i poveri mi obbligano a cercare Gesù attraverso il cammino della carità nella gratuità, nel dare via tutto. A voi chi vi obbliga a fare questo cammino? Ricordo bene a Natale quando demmo il regalo ai bambini per il concorso di Avvento. Tutte le domeniche di Avvento erano venuti a messa portando i fratellini piccoli per ascoltare la messa. Avevamo più di 1200 bambini, a tutti abbiamo regalato 5 kg di pasta e un panettone. Era una gioia vederli andare via contenti. Non ci crederete, il giorno dopo avevo la stessa gente davanti alla chiesa a chiedere viveri come se il giorno prima non avessi dato via niente!!! Mi viene alla mente il miracolo della moltiplicazione dei pani. Dopo essere stata sfamata, la gente continuò a cercare Gesù poiché voleva altro pane. Qui, la situazione non è differente.

Ma è da un po’ di giorni che assilla il pensiero di Dionicia, una bambina di 12 anni della prima comunione di Carash, a circa una ora e mezzo da San Luis. È sempre venuta fino ad ora tutti i giorni alla preparazione, non è mai mancata. I ragazzi vengono dal giovedì alla domenica, tre giorni di lezione, tanti canti e a tutti facciamo scrivere in un quaderno 8 lezioni molto semplici con disegni, preghiere, le risposte alla messa e i canti. Non tutti i ragazzi sanno scrivere, molti bisogna aiutarli. Soprattutto si cerca che capiscano bene alcune cose fondamentali: quando nel pane c’è il corpo di Gesù, l’ultima cena di Gesù, la santa Messa, la confessione e le preghiere. Ma volevo raccontarvi di Dionicia, una bimba molto gracile e fragile. Già la settimana scorsa la sua catechista mi aveva avvisato di questa bambina che veniva sempre ma che sia in chiesa e sia in classe aveva dei mancamenti, s’addormentava e qualche volta sveniva. Gli diedi delle vitamine pensando che fosse la fame a procurarle tutto questo. Nonostante questo Dionicia era sempre presente. Chissà la fatica dal suo caserios fino a San Luis a piedi per quattro giorni la settimana! Domenica scorsa l’abbiamo vista a messa per l’ultima volta; sempre coi catechisti a battere il chiodo, sul fatto che dobbiamo preparare questi bimbi a ricevere con devozione Gesù nel loro cuore.

Martedì mattina vengono due persone da Carash a cercarmi, uno di loro è il papà di Dionicia. Io ho fretta, devo andare a celebrare messa a Clinchio, un caserios distante da San Luis. Il papà viene con un quaderno che riconosco subito, è il quaderno della prima comunione che abbiamo regalato ad ogni ragazzo perché possano scrivere tutte le lezioni.

Lo apro, leggo il nome del proprietario del quaderno, Dionicia Lopez Pajuelo, gruppo de «Primavera». Sembrava quasi mi volesse passare quel quaderno come una carta di identità. Non ricordavo chi fosse questa ragazza e chiedo al papà cosa vuole da me... Mi dice che sua figlia è della prima comunione e questo è il suo quaderno.

Parla un castigliano molto difficile, subito chiamo un ragazzo che gli faccia domanda in chechua (loro dialetto). Con una domanda capisco che il papà è venuto a dirmi che sua figlia è morta il giorno prima, il lunedì.

Sul momento non mi preoccupo più di tanto, gli prometto che gli regalerò la cassa da morto e un poco di viveri per dar da mangiare alla gente che verrà a vegliare la salma per due giorni come è di costume.

Alla sera tornando dal caserios chiedo se sono venuti a prendere la cassa da morto e i viveri. Chiara, una ragazza di Darfo che mi sta aiutando, mi dice: «Non ti ricordi di Dionicia? È la bimba che sveniva e che aveva dei mancamenti! Gli avevamo dato delle vitamine!!!». Ora sì ricordavo bene la bambina, gracile molto magra.

Fino al giorno prima di morire è venuta alla preparazione della prima comunione, la domenica è venuta alla S. Messa, voleva prepararsi a ricevere Gesù nell’ostia consacrata.

Il giorno seguente è morta, avrà incontrato Gesù?

Gesù l’avrà accolta a braccia aperte.

Così questa bambina è sempre venuta all’incontro più grande della sua vita, l’incontro con Gesù.

Neanche la malattia l’ha fermata dal desiderio di prepararsi a questo incontro.

Io non lo sapevo che stavo preparando Dionicia a morire e a morire bene, sapevo solo che non stava bene. So solo che lei non ha desiderato mancare nemmeno una volta fino al giorno della sua morte.

Chiudo gli occhi e desidero lasciarmi guidare da questa luce di Dio; anch’io con Dionicia non vorrei mancare a nessun appuntamento fino al giorno della mia morte.

Solo desiderare Gesù, solo correre verso di Lui.

Senza accorgermi mi è passato accanto una piccola santa, solo il tempo di accorgermi chi era e il Signore me l’ha portata via.

Di lei ricordo solo che non è mai mancata una volta fino al giorno prima della sua morte.

In quante occasioni spreco la possibilità di riconoscere la presenza di Gesù! Dopo due giorni è tornato il papà di Dionicia ammalato, chiede di essere curato, si sente molto debole, lo portiamo a Chacas dove è in funzione un piccolo ospedale, che stiamo ampliando perché possa servire per tutte le nostre parrocchie.

Giovanni, il dottore italiano che è il responsabile ora dell’ospedale, mi scrive dicendomi che quell’uomo ha il tifo.

Probabilmente anche Dionicia è morta a causa del tifo. È rimasta a casa una sorella che non sta bene, anche lei iscritta alla prima comunione la andremo a cercare e la porteremo a Chacas per cercare di salvarla dalla morte.

Mi rimane un nodo alla gola per Dionicia, avremmo potuto salvarla se ci fossimo accorti per tempo della gravità della malattia.

Chi poteva immaginarselo, veniva ugualmente alla preparazione facendosi tutti i giorni due ore di cammino. O sarà più felice ora perché avrà visto Gesù?

Come desidero leggere tutto ciò che mi accade attraverso questa luce di Dio, anche la sofferenza prende un colore che fino ad ora non conoscevo. Questa luce è purissima, ma ci vuole poco per eliminarla. Quante volte la elimino dalla mia vita, solo perché non riesco a fidarmi di Gesù e preferisco andare avanti con la mia testa.

Quando tocco con mano la sofferenza e la morte subito riappare la luce di Dio, riconosco che la vita dell’uomo è in un soffio... Vivere o morire? I poveri m’insegnano a morire per imparare a vivere ora.

Si avvicinano i giorni della passione del Signore, non lasciateli passare invano.

Ricordatevi di questa luce che viene da Dio, è la stessa luce di Gesù. Questa luce passa attraverso la croce di Gesù. A volte tutto questo mi sembra assurdo pur essendo prete vivo dentro di me il dramma della vita senza Dio. Dionicia, per un attimo, mi ha sollevato da questo dramma. È morta come muore tanta gente povera, l’ho vista venire sempre alla preparazione della prima comunione. Quando è morta ho capito che Gesù ha voluto prepararla al Suo incontro solo per chiamarla a sé.

È stata una grazia ricevuta, ma so bene che presto passerà e vivrò di nuovo con i dubbi di sempre.

Quando mi convertirò per sempre a Gesù? Sarà nell’ora della mia morte? Intanto ogni giorno senza meritarlo ricevo questi regali. Sì Dionicia è stato un regalo, vorrei accogliere questi regali come dovessi accogliere Gesù il Re dei Re.

San Luis, 25 marzo 1992