Padre Daniele Badiali

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La gente mi chiama padre

La gente mi chiama Padre

Ai ragazzi dell’O.M.G.

S. Luis, 26/09/91

Carissimi ragazzi,
è da quasi un mese che sono arrivato a S. Luis, un paese situato ai piedi della Cordillera Blanca sulla Sierra Andina del Perù.

Sono parroco di una parrocchia molto vasta che dalla Cordillera Blanca, nevai immensi che superano i 6000 m. di altezza, scende fino al Rio Marañon, l'affluente principale del Rio delle Amazzoni che attraversa tutta la foresta Amazzonica brasiliana.

Ho più di 60 paesini sparsi, suddivisi e facenti parte di tre grossi centri chiamati distritos: S. Luis che è anche capoluogo della provincia, Yauya e S. Nicolas.

Io vivo a S. Luis, però essendo parroco di tutta questa provincia devo andare in tutti questi caserios dove vive la povera gente abbandonata da tutti. Non ci sono strade all'interno, si va solo a piedi o a cavallo. A me piace camminare, percorrere questi sentieri che salgono lungo la valle fino ai 4000 m. da dove si può guardare tutta la Cordillera Blanca, e poi di nuovo ridiscendere e risalire di nuovo.

Queste montagne conservano ancora un tesoro che è antico come la storia dell'uomo, la povera gente che vive sui pendii e in fondo alle valli portano nel cuore il riflesso della luce di Dio, lo vedi soprattutto nelle facce dei bambini e nei vecchi rimasti semplici come bimbi appena nati. Quando passo per queste valli ho quasi paura di contaminare questa gente, questo ambiente che segue ancora il ritmo naturale stabilito da Dio all'inizio della creazione del mondo.

Come vorrei poter mantenere tutto questo, forse è un sogno, il progresso arriverà come un uragano, spazzando via tutto iniziando da ciò che è più fragile, iniziando da quel tesoro conservato in vasi di argilla.

La gente mi chiama Padre, questo nome mi mette paura perché c’è un solo Dio Padre, Taita Dios, Dios Padre, avere lo stesso attributo che viene dato a Dio mi fa tremare. Farsi Padre per questa povera gente vuol dire prendersi a cuore la loro vita, tutto da cima a fondo. Provateci ragazzi e vi accorgerete che non è facile. Eppure più un figlio è bisognoso e più sei chiamato a volergli bene.

Sono stato mandato qui a fare il Padre di tutta questa gente povera e affamata, che viene ogni giorno a bussare alla porta della parrocchia “Padre no tengo nada para comer, tengo muchos hijos” e stanno lì ad aspettare, e cosa aspettano? Aspettano il miracolo, e chi lo fa il miracolo?

Solo Gesù faceva i miracoli. Eccomi già incastrato in una morsa dalla quale non è possibile scappare, la gente chiede da me il miracolo del pane, il miracolo dell'acqua potabile, il miracolo della salute per il figlio ammalato, il miracolo dell’avere un tetto decente sotto cui dormire, fino a chiedere il miracolo di avere una cassa da morto dove mettere il parente appena deceduto! E potrei continuare con la lista.

Cosa vuol dire fare il Padre qua? Dire il Vangelo il più possibile come faceva Gesù, senza poter fare i miracoli perché non ho fede sufficiente. Come è possibile parlare di Gesù, del Regno dei Cieli, fare da portavoce a Dio Padre senza fare qualcosa  della carità di Gesù? Così quando vado in giro per i caserios con che coraggio potrò parlare di Gesù se di fronte a chi ha fame, a chi è ammalato rimarrò impassibile solo perché non so fare i miracoli? Come vorrei che Gesù intervenisse direttamente. Ma Gesù sta zitto e a me tocca recitare la Sua parte perché la Chiesa mi ha mandato a fare questo.

È un bel pasticcio, mi devo sempre ricordare che per recitare la parte di Gesù devo cambiare il mio cuore, io devo convertirmi per primo e molto probabilmente Gesù vuole che sia la povera gente, i bambini affamati a convertire il mio cuore.

Potrei raccontarvi vari episodi che mi accadono durante la giornata. Dei ragazzi che vivono in casa con me e che stanno imparando a fare gli intagliatori del legno, falegnami e scultori (ne ho quasi 80) tutti molto poveri, orfani e con vari fratellini che sono rimasti a casa con la mamma, ognuno ha una storia particolare. Potrei dirvi dei ragazzini di 12, 13 anni che ancora non hanno avuto la scuola e vengono a chiedere lavoro perché in casa non c’è da mangiare. Potrei dirvi di quando vado a benedire gli infermi, stesi per terra in una stanza buia, piccola col tetto basso col solo poncho addosso. Così muore la povera gente, come San Francesco. Ma Francesco aveva scelto di morire così, lui che era ricco si era fatto povero, in cambio questi campesinos muoiono così come sono nati, nudi e per terra su un piccolo pagliericcio.

Cari ragazzi, ci sarà un Dio Padre buono anche per questi miei figli che non attenda solo di dargli la vita eterna, ma che possa già da ora dargli un pezzo di pane perché hanno fame? Un vestito perché hanno freddo? Una medicina perché sono ammalati?

Volete aiutarmi a dare a questi miei figli così numerosi e dispersi tra le montagne la speranza che questo Dio Padre non li abbandona? Ma sta già tentando di convertire il cuore di tanti ragazzi in Italia anche attraverso queste povere righe di un giovane Padre missionario mandato allo sbaraglio in mezzo a tanta povera gente?

Vorrei passarvi, ad ognuno di voi, dentro il vostro cuore la sofferenza che sto provando quando devo dire di no alla gente perché non so amare abbastanza, non so ancora morire come Gesù è morto per tutti noi. Non fatevi abbagliare dalle false luci del nostro mondo. La morte ci coglierà impreparati, addormentati, vorrei gridarvelo forte aiutatemi per essere in piedi quanto verrà il Padrone della vostra vita a riprendersela.

Ho urgente bisogno di viveri, pasta, riso, zucchero, con i quali fare la carità alla povera gente, dare da mangiare ai ragazzi che ho in casa, agli oratoriani che vengono ogni domenica alla Messa, pagare tutti gli operai che abbiamo preso solo per esserci commossi davanti a tanto bisogno. Potrei chiamarla “l’impresa della carità”, non abbiate paura, bussate a ogni porta, dite che è Gesù che vi manda, che ha bisogno di convertire il tuo cuore per far i miracoli per mezzo di un giovane Padre missionario sulle Ande peruviane, sotto i pendii della Cordillera Blanca e dare da mangiare a tanta gente, così come successe tanti anni fa sulle rive del lago di Tiberiade quando un giovane ragazzo portò a Gesù un poco di pane e qualche pesce per sfamare tanta gente.

Un abbraccio

P. Daniele