Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

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Mama Ashu

Carissimo mons. Francesco Tarcisio,

da tempo desideravo scriverle sentendo il desiderio di dirle un po’ ciò che ho vissuto in questo periodo di permanenza qua a Chacas in Perù.
Immagino i ragazzi e soprattutto Giorgio le avranno raccontato e tenuto al corrente di tutto ciò che abbiamo fatto.
Io sento che devo ringraziare tanto il Signore per essere venuto qua ma soprattutto sento che è stata una grazia di Maria, la mamma di Gesù.
Sì, Chacas è la casa di Maria, Mama Ashu, si ricorda?
La devozione a Maria è nei cuori di ogni persona, e così anche per noi che veniamo da lontano, che lasciamo le nostre famiglie, la nostra mamma, è una grande grazia arrivare qua e incontrare una mamma che ti abbraccia e ti accoglie nella sua casa.
Così stando qua ho sentito tanto il desiderio di voler bene a Maria, di confidarle la mia vita, di esserle devoto, di pregare per lei ogni giorno e chiederle la salvezza della mia anima e di tutte le persone care.
Ma insieme a questo desiderio si è fatta sempre più chiara ed evidente la mia poca fede, soprattutto guardando alla gente, ai bambini. La loro devozione mi colpì sin dal primo giorno che arrivai qua, guardavo le mamme che in ginocchio piangevano davanti a Mama Ashu… I bambini della prima comunione, puri come angeli, che arrivano a Chacas fino a più di 2 ore di cammino, quasi sembrano passeri che volano dal cammino di Chukpin fino ad arrivare a Chacas.
Tutte queste cose, … la semplicità della gente mi hanno scavato dentro, mi hannofatto vedere chiara la mia incredulità, la mia incapacità di fidarmi, di credere ad occhi chiusi, di essere semplice, umile, di dire “Sì Signore io credo in te…”
Ho visto chiaro che sono attaccato a me stesso, ragiono con la mia testa, non so fare le fatiche che fa questa gente,Eh sì il Signore è davvero coi più umili, quanto vorrei avere un cuore semplice, buono, umile, che sappia voler bene…
E invece mi ritrovo tanto peccatore, ateo…
Però sì sento di potere dire ad alta voce, di poter gridare che nonostante tutto ha senso seguire questo cammino che ci porta verso Gesù…
Anche se non ho fede, la cosa che più mi preme è poter incontrare Gesù al finale della mia vita e poter essere accolto tra le sue braccia…
Mi sento un peccatore, un incredulo in cammino verso il Vangelo, nonostante non abbia sicurezza desidero rischiare la mia vita su questo cammino.
E così davvero sento che la fede è una grazia del Signore, che purtroppo ho perso, come vorrei ritrovarla. Ma quasi aspetto un miracolo. Perché?
Guardando alla purezza dei nostri bambini mi viene da piangere, vedendo quanto io ne sono lontano.
Così mi sento come un bambino, che desidera cercare il Signore, … Se alla messa non sto raccolto, sento che faccio fatica…
Molte volte facciamo grandi discorsi sulla fede e manco che in chiesa sappiamo tener rispetto per la casa di Gesù.
Io non so fare grandi discorsi, però sì il minimo che mi viene chiesto per andare incontro a Gesù è stare nella sua grazia, confessarmi, essere devoto in chiesa come i nostri bambini… ma sotto a tutto questo c’è il vuoto… È come uno che cerca di fare bene tutte le pratiche di pietà, e poi sotto non ha niente, cammina come un disperato nel buio.
Ma se non faccio almeno questo, cosa mi rimane? Non credo più a niente. Così questa scoperta della mia incredulità mi fa stare coi piedi per terra, mi fa soffrire, però non mi toglie il desiderio di sperare nel Signore e nella sua bontà.
Mi ritrovo in cammino verso il Vangelo, cerco di imparare a vivere ciò che Gesù ci ha detto, quanto è difficile… imparare a dar via la propria vita… Sono ancora al primo passo, dar via tutte le cose che uno ha, fare la carità è la prima cosa che Gesù ci chiede per imparare ad amare e poterlo seguire.
Qua in mezzo alla povera gente ogni giorno ti appare chiara questa chiamata, quanti bambini vengono a chiederti un pezzo di pane…quante mamme vengono a piangere col loro bambino infermo…quante mamme vorrebbero regalarti il loro figlioletto perché non hanno da dargli da mangiare…
Il taller, l’oratorio, tutti mezzi per dire “sì Signore voglio lasciarmi prendere dagli altri, desidero che la mia vita sia piena della vita degli altri… per poter camminare verso di Te…”
Nell’affermare questo ci sono tutti i passi di ogni giorno, le difficoltà gli insuccessi, però la speranza è quella: fare qualcosa per il Signore.
Così ora dopo due anni mi ritrovo a dover tornare in Italia per continuare gli studi.
Qua praticamente non ho fatto niente, Giorgio le avrà detto bene come è andato a finire l’esperimento del seminario. Anche lui è dovuto tornare per terminare gli studi.
Anch’io torno per “incominciare” gli studi, sono contento di poter venire a Bologna e soprattutto di potermi mettere sotto la sua obbedienza, farò il cammino come tutti…
Però sì mi darà tanta pena dover lasciare Chacas, Mama Ashu, il Padre Ugo, i ragazzi.
Questa realtà mi è entrata dentro, come posso dimenticarla?
Sento di voler tanto bene a Ugo, mi ha aiutato tanto, per me è un padre, non vorrei abbandonarlo, ho visto in questi anni le fatiche e i pesi che sta portando, e anche lui è al buio, ma oramai ha ben chiaro qual è il cammino da seguire. Desidero tanto seguire stando al suo fianco per essergli d’aiuto.
Così anche tornando spero poter seguire questo cammino legato a Chacas e a Ugo e che un giorno possa di nuovo tornare qua, come sacerdote…
Stando in seminario avrò modo di conoscere e fare amicizia con i seminaristi, soprattutto quelli della mia diocesi, e così sarà più bello aver una diocesi alle spalle e trovarsi in una famiglia sotto la sua direzione.
Spero tanto non deluderla, di poter essere un buon figlio obbediente.
Mi affido alle sue preghiere, così anch’io sempre lo faccio per lei, la ricordo a Mama Ashu, così come sempre ricordo tutte le persone care.
La saluto con tanto affetto ringraziandola per l’attenzione e il cariño che sempre ha avuto nei nostri confronti.

Un abbraccio

Daniele

Chacas 16/5/86