Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

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Monastero del Buon Gesù in Orvieto

3 giugno 2021

Il Signore vi dia pace!

Ho conosciuto p. Daniele nel 1999 a due anni dalla sua morte attraverso il testo delle sue lettere che è arrivato al nostro monastero per una serie di ‘divin-cidenze’! diciamo così, perché non credo al caso! Avevo sentito parlare di lui dalla mia clausura: sono in un monastero di clarisse ad Orvieto, da circa 30 anni e conoscevo pochissimo l’OMG.

Questo libro l’ho ‘bevuto’ per tutta una notte e non riuscivo a chiuderlo: attraverso quelle pagine venivo a conoscenza di un giovane prete, esagerato e fragile ad un tempo, con quell’amore per la musica, la Vergine Maria … che mi somigliava tanto. Allora avevo 29 anni e quel suo gesto d’amore, quelle sue parole: ‘Tu rimani, vado io!’ mi si impressero nel cuore come un programma di vita quotidiana, da ripetere in ogni servizio che mi veniva chiesto, in ogni situazione in cui c’era da pagare di persona. Non parlo delle grandi occasioni ma di quelle spicciole, quotidiane, quelle che solitamente si scansano e che si lasciano fare ad altri…

p. Daniele era arrivato fin dentro la nostra clausura e ha aperto un ponte tra noi e il Movimento, il p. Ugo e tanti tanti amici che ho conosciuto dopo. Un morto non fa queste cose, un santo, uno che vive alla presenza di Dio continua a creare comunione e vive dentro le persone che lo amano. La nostra fede è meravigliosa proprio per questo: non c’è più distanza né separazione tra cielo e terra e così i nostri amici, quelli che hanno ‘svalicato’ te li trovi accanto, ti parlano da dentro, ti guidano, ti orientano i passi.

Daniele è stato un dono di Dio per me perché è venuto a riorientare i miei passi, a dirmi che la vita è una cosa seria e il tempo è breve e che bisogna stare pronti. Anche una clarissa ha bisogno di lasciarsi convertire ogni giorno!

Ecco, questo è uno dei ‘colori’ che Daniele mi ha donato: l’URGENZA, cioè la vigilanza nella vita che è una corsa, a ritmo andante, come i suoi canti. Essere pronti, a vivere e a morire, essere pronti, desti, con lo sguardo fisso su ciò che conta, su Gesù, su Colui che non passa, mentre tutto il resto finisce, svanisce …Daniele era pronto, ogni giorno. Ai nostri occhi la sua morte è stata un imprevisto, noi pensiamo che una persona maturi con gli anni, ma per Dio è diverso: la maturità viene dall’amore, dal saper soffrire, è l’amore che rende mature le persone e p. Daniele nei suoi 35 anni ha compiuto questo processo perchè ha molto amato. Questa corsa mi ha colpito e convertito ad un amore più vero verso Gesù e la Chiesa. Daniele ha amato come sapeva, con la sua generosità e anche i suoi spigoli, era permaloso, aveva bisogno di conferme, era esagerato e fragile, assoluto e debole … l’Amore di Dio quando ci chiama non ci cambia l’indole, il carattere, ci accoglie così come siamo ma ci riempie di Lui ed è questo che poi ci trasforma.

L’ARRENDEVOLEZZA - ecco un altro colore che desidero condividere – che ho visto in Daniele negli ultimi mesi della sua vita è per me la prova di questa trasformazione interiore che sfugge a che gli viveva accanto. Daniele ad un certo punto si è arreso alla vita così come accadeva, non ha voluto più difendersi, avere ragione, dimostrare che … non ha voluto neanche più giustificare i fraintendimenti che sempre si creano nelle relazioni … un’arrendevolezza, anch’essa fraintesa, forse, perché è simile al vittimismo, ma è scelta sotto lo sguardo di Dio che conosce ogni cosa ed è più grande del nostro cuore. Quella ‘vernice trasparente’ che Daniele coglieva nei quadri del p. Ugo e che lui amava chiamare ‘accettazione’ è per me uno degli insegnamenti più importanti per seguire Gesù: non serve a nulla, infatti, progettare, organizzare, credere di cambiare, rivoluzionare … se non si parte dalla realtà così com’è, di sé e degli altri, dei poveri come della Chiesa … senza quest’accettazione non si va lontano! La mitezza di Daniele, negli ultimi mesi di vita viene fuori con quel continuo: ‘...ho bisogno di essere perdonato!’ che era come una ‘sofferenza dolce’ che lo purificava da tante vanità e superbie che si attaccano al cuore proprio quando si vuole fare il bene!

Daniele è stato un sacerdote pulito, ha vissuto il suo ministero cercando di non barare, di non imborghesire i cuore, di vivere quell’AUTENTICITA’ che lo ha messo sempre in discussione e gli ha fatto cercare la verità del suo essere prete! Tante volte viveva questo ministero come un carico pesante sia per la responsabilità che questo comportava verso i suoi poveri e verso la sua gente, sia perché sentiva nella sua carne tutta la distanza tra la sua povertà e la dignità a cui era chiamato. L’autenticità di Daniele per me sta tutta in questa tensione tra la sua miseria e la misericordia di Dio. Daniele ha vissuto questa distanza senza compromessi, senza nascondere debolezze, bisognoso di lasciarsi guardare, correggere … senza tirarsi indietro nelle responsabilità, assumendo spesso in modo – ai nostri occhi esagerato – il dolore di un Dio che non interessa più a nessuno.

Mi sembra di rivedere in lui s. Francesco quando andava piangendo per le selve perché ‘l’Amore non è amato’. Chi può dire cosa provi un prete veramente innamorato di Dio quando vede indifferenza, disprezzo, mondanità nella sua Chiesa …Questa sofferenza è già stata un martirio nel cuore di Daniele, perché, come dice s. Agostino: ‘ non è la pena che fa il martire, ma la causa’!

Daniele è stato autentico padre e autentico figlio con tutto ciò che era e soprattutto con ciò che non era ancora ed è proprio questa mancanza che lo ha fatto correre ogni giorno, ricominciare, sperare e ‘sparare a battaglia persa’!

Continuo ad accompagnare con la preghiera il processo di beatificazione di p. Daniele: non c’è raccolto senza il tempo del silenzio e questo tempo in cui molto di lui viene taciuto e forse dimenticato è in realtà un tempo fecondo in cui lo Spirito opera …

Prego perché l’urgenza, l’arrendevolezza e l’autenticità che ho sperimentato nella testimonianza di questo padre colorino con sfumature personali anche la vita di tanti che lo incontreranno attraverso quelle ‘divin-cidenze’ che hanno cambiato anche la mia vita.

Padre Daniele, ti ringrazio di essermi venuto accanto e dentro
con la tua vita e il tuo sangue versato, come Gesù.
Intercedi per noi la mitezza e la docilità nel servire la vita, le persone, la Chiesa.
Tieni il nostro sguardo fisso su Gesù e
aiuta tanti sacerdoti a non smarrirsi, a rialzarsi, a ricominciare.
Prendici per mano nel camminare contro corrente
senza pretese di cambiare nulla se non cambia il cuore.
Aiutaci a custodire la nostalgia di Dio, il desiderio del Suo volto
e sia essa a condurre i nostri passi verso la Cima.
Amen.

sr. Chiara Mirjam