Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

Home Padre Domenico vi seguirà

Padre Domenico vi seguirà

Carissime sorelle dell'Ara Crucis,
ho appreso da pochi giorni la chiamata al Cielo di P. Domenico, leggendo il Piccolo che mi arriva con qualche settimana di ritardo. Mi ha commosso, ricordo con quanta gioia venivo a pregare nella vostra chiesetta e lo vedevo sempre rivolto a Gesù Eucarestia con un animo dolce di Padre.

Cercavo un angolo di pace, un pezzetto di paradiso su questa terra e incontravo quel padre così austero perché tutto rivolto a Dio.. Mi dava quiete vederlo, lo sentivo tutto proteso a Dio e nello stesso tempo disponibili a dare tutto l'amore di padre alle persone che incontrava mi preparò all'ordinazione sacerdotale con qualche meditazione che conservo gelosamente nel mio cuore: "prima eri pecora...ora diventi pastore, prima eri suddito...ora diventi re."

Mi rimane così difficile essere pastore avendo nel cuore l'umile desiderio di essere pecora del Signore, la gente mi chiama padre, e dentro di me sento solo il desiderio di essere un figlio obbediente.

Questi contrasti li ho visti perfettamente uniti in P. Domenico, per quanto era padre, per quanto non cessava di essere un figlio obbediente, umile, nascosto. Mi chiedeva sempre del Perù, delle Ande, e poi sorrideva. "Da Ronco di Faenza vai sulle alte cime delle Ande."

Ora sono sulle Ande, padre di tanta gente povera, il miracolo si è avverato, per la gente rappresento Gesù, dentro di me sento solo il desiderio costante di chiedere perdono. La gente povera mi obbliga a cercare Dio attraverso il cammino della carità: dai via ciò che hai, ogni giorno. E' la grazia che ricevo da Gesù, altrimenti sarei già tranquillamente seduto. Dentro di me porto la sofferenza e il tormento di tanti ragazzi di oggi, il non senso della vita che equivale a dire assenza di Dio. I nostri antichi lo chiamavano inferno e lo dipingevano nei modi pittoreschi che tutti conosciamo. Oggi non crediamo più all'inferno, ma l'attuale non senso della vita non si allontana per nulla dall'inferno, sono cambiati i termini ma la sostanza rimane.

Questo tormento della vita senza Dio mi macina. Cammino all'oscuro, piango di fronte a un uomo così sicuro di se stesso, così animale, ogni giorno non smentisce di confermarsi come tale. Da questo buio grido solo un nome "GESU'...GESU'" poi il silenzio, non sento nessuna risposta, sono sordo, cieco, ho paura del buio, ho paura della morte, non so vivere per Gesù, non so attenderlo.

Come cercarLo? Come desiderarLo?

I passi della carità sono lo stesso linguaggio che Dio ha usato con l'uomo, la carità è sproporzionata all'uomo, ti prende sempre, non viene dalla ragione, viene da Dio. E Dio non ha misure, quanta abbondanza nel miracolo dei pani e dei pesci, quanta abbondanza di vino nelle nozze di Cana, quanta abbondanza d'amore che per essere donato doveva essere inchiodato sulla Croce.

Dal buio in cui mi ritrovo tento questo cammino della carità, la gente me lo chiede, Dio non ha fatto diversamente con l'uomo. A me costa perché non ho la fede per ringraziare Gesù per la Croce che mi dà da portare, ma dentro di me è chiaro che non c'è altro cammino da fare.

Vi ho aperto il mio cuore, vi ho parlato come di un figlio perduto che cerca il cammino per tornare alla casa del Padre. Non vi ho detto niente del mistero che si compie attraverso la mia povera persona nella Messa, nei Sacramenti, ne sono indegno, tremo come una foglia. Quando celebro la Messa la gente partecipa con la candela accesa, della Messa non capisce granché, ma la candela non si può spegnere. Anch'io celebro la Messa come loro, non capisco granché di ciò che sto facendo, ma devo tenere una candela accesa, è la speranza di Dio.

Venendo qui in Perù mi è stato strappato via quel Dio che mi ero costruito studiando la teologia, quello era solo scritto sui libri, diceva qualcosa di Lui, del Suo mistero, tutte cose vere, ma quel Dio lì ora non lo trovo più, non c'è mai stato. Il Dio di Gesù è un Dio vero che ti entra nel cuore e ti strappa tutto, ogni certezza, ogni illusione di aver compiuto un passo verso di Lui. E quando ho dato tutto ciò che avevo e mi ritrovo il doppio della gente a chiedere ancora il miracolo del pane, ecco solo allora comincia il vero cammino alla ricerca di Dio, solo allora comincia l'amore vero, gratuito, quello non voluto, non desiderato. Come vorrei vivere ogni attimo della mia vita così. Vivo nell'attesa di Dio, come vorrei essere in piedi al Suo incontro. Nell'avervi aperto il cuore sento il bisogno di ringraziarvi per il bene che mi volete, perdonate un povero giovane prete che non sa amare.

Ricordo ancora la Messa celebrata nel vostro monastero, la vostra dolcezza nei canti, tutto mi riporta all'amore di una mamma, quanta tenerezza. Offrite questa tenerezza di madri a Gesù perché possa riversarla sull'animo di tanti preti, anche sull'animo di un lontano prete sulle Ande peruane. Ora Padre Domenico vi seguirà dal Cielo, vedrà anche le mie montagne, sorriderà e dirà "da Ronco alle Ande è un attimo, dalla morte alla vita è un attimo".

Chiudo gli occhi, non ho la fede per credere a questa certezza, ma mi addormento come un bimbo ascolta una dolce favola tra le braccia della sua mamma.

Grazie per il bene che ricevo, tutto è regalo del Signore.

Una preghiera

P. Daniele

San Luis, 08/02/92

 

Carissime sorelle dell'Ara Crucis,

ho appreso da pochi giorni la chiamata al Cielo di P. Domenico, leggendo il Piccolo che mi arriva con qualche settimana di ritardo. Mi ha commosso, ricordo con quanta gioia venivo a pregare nella vostra chiesetta e lo vedevo sempre rivolto a Gesù Eucarestia con un animo dolce di Padre.

Cercavo un angolo di pace, un pezzetto di paradiso su questa terra e incontravo quel padre così austero perché tutto rivolto a Dio.. Mi dava quiete vederlo, lo sentivo tutto proteso a Dio e nello stesso tempo disponibili a dare tutto l'amore di padre alle persone che incontrava mi preparò all'ordinazione sacerdotale con qualche meditazione che conservo gelosamente nel mio cuore: "prima eri pecora...ora diventi pastore, prima eri suddito...ora diventi re."

Mi rimane così difficile essere pastore avendo nel cuore l'umile desiderio di essere pecora del Signore, la gente mi chiama padre, e dentro di me sento solo il desiderio di essere un figlio obbediente.

Questi contrasti li ho visti perfettamente uniti in P. Domenico, per quanto era padre, per quanto non cessava di essere un figlio obbediente, umile, nascosto. Mi chiedeva sempre del Perù, delle Ande, e poi sorrideva. "Da Ronco di Faenza vai sulle alte cime delle Ande."

Ora sono sulle Ande, padre di tanta gente povera, il miracolo si è avverato, per la gente rappresento Gesù, dentro di me sento solo il desiderio costante di chiedere perdono. La gente povera mi obbliga a cercare Dio attraverso il cammino della carità: dai via ciò che hai, ogni giorno. E' la grazia che ricevo da Gesù, altrimenti sarei già tranquillamente seduto. Dentro di me porto la sofferenza e il tormento di tanti ragazzi di oggi, il non senso della vita che equivale a dire assenza di Dio. I nostri antichi lo chiamavano inferno e lo dipingevano nei modi pittoreschi che tutti conosciamo. Oggi non crediamo più all'inferno, ma l'attuale non senso della vita non si allontana per nulla dall'inferno, sono cambiati i termini ma la sostanza rimane.

Questo tormento della vita senza Dio mi macina. Cammino all'oscuro, piango di fronte a un uomo così sicuro di se stesso, così animale, ogni giorno non smentisce di confermarsi come tale. Da questo buio grido solo un nome "GESU'...GESU'" poi il silenzio, non sento nessuna risposta, sono sordo, cieco, ho paura del buio, ho paura della morte, non so vivere per Gesù, non so attenderlo.

Come cercarLo? Come desiderarLo?

I passi della carità sono lo stesso linguaggio che Dio ha usato con l'uomo, la carità è sproporzionata all'uomo, ti prende sempre, non viene dalla ragione, viene da Dio. E Dio non ha misure, quanta abbondanza nel miracolo dei pani e dei pesci, quanta abbondanza di vino nelle nozze di Cana, quanta abbondanza d'amore che per essere donato doveva essere inchiodato sulla Croce.

Dal buio in cui mi ritrovo tento questo cammino della carità, la gente me lo chiede, Dio non ha fatto diversamente con l'uomo. A me costa perché non ho la fede per ringraziare Gesù per la Croce che mi dà da portare, ma dentro di me è chiaro che non c'è altro cammino da fare.

Vi ho aperto il mio cuore, vi ho parlato come di un figlio perduto che cerca il cammino per tornare alla casa del Padre. Non vi ho detto niente del mistero che si compie attraverso la mia povera persona nella Messa, nei Sacramenti, ne sono indegno, tremo come una foglia. Quando celebro la Messa la gente partecipa con la candela accesa, della Messa non capisce granché, ma la candela non si può spegnere. Anch'io celebro la Messa come loro, non capisco granché di ciò che sto facendo, ma devo tenere una candela accesa, è la speranza di Dio.

Venendo qui in Perù mi è stato strappato via quel Dio che mi ero costruito studiando la teologia, quello era solo scritto sui libri, diceva qualcosa di Lui, del Suo mistero, tutte cose vere, ma quel Dio lì ora non lo trovo più, non c'è mai stato. Il Dio di Gesù è un Dio vero che ti entra nel cuore e ti strappa tutto, ogni certezza, ogni illusione di aver compiuto un passo verso di Lui. E quando ho dato tutto ciò che avevo e mi ritrovo il doppio della gente a chiedere ancora il miracolo del pane, ecco solo allora comincia il vero cammino alla ricerca di Dio, solo allora comincia l'amore vero, gratuito, quello non voluto, non desiderato. Come vorrei vivere ogni attimo della mia vita così. Vivo nell'attesa di Dio, come vorrei essere in piedi al Suo incontro. Nell'avervi aperto il cuore sento il bisogno di ringraziarvi per il bene che mi volete, perdonate un povero giovane prete che non sa amare.

Ricordo ancora la Messa celebrata nel vostro monastero, la vostra dolcezza nei canti, tutto mi riporta all'amore di una mamma, quanta tenerezza. Offrite questa tenerezza di madri a Gesù perché possa riversarla sull'animo di tanti preti, anche sull'animo di un lontano prete sulle Ande peruane. Ora Padre Domenico vi seguirà dal Cielo, vedrà anche le mie montagne, sorriderà e dirà "da Ronco alle Ande è un attimo, dalla morte alla vita è un attimo".

Chiudo gli occhi, non ho la fede per credere a questa certezza, ma mi addormento come un bimbo ascolta una dolce favola tra le braccia della sua mamma.

Grazie per il bene che ricevo, tutto è regalo del Signore.

Una preghiera

P. Daniele