Padre Daniele Badiali

...ogni giorno partirò!

Home P.Ugo nell'ordinazione

P.Ugo nell'ordinazione

Carissimo Daniele,
in questi giorni il ricordo di te diventa continuo, insistente.
La data del 22 giugno è stampata chiara nella mente … qui con i nostri ragazzi e la gente..di San Luis per il loro parroco faremo una S. Messa di “appoggio” per te, per il tuo e nostro Vescovo che sono lì a ordinarti, per i tuoi genitori, i tuoi cari, i ragazzi e la gente di Faenza.
In questo ricordo c’è la storia già passata e il futuro, di cui io vedrò l’inizio qui in Perù.
Questo ricordo è meglio di una lettura interessante, è meglio di una pietra in una costruzione ben fatta, questo ricordo è una SORPRESA svelata nella mia vita, è un “ OH!! Che bello” che mi esce dal cuore e dalla bocca in questo tempo!
RINGRAZIO il Signore di averti conosciuto. Ricordo ora quando mi scrivesti che saresti venuto a Chacas, ricordo quando eri qui, ricordo la tua chitarra, i tuoi sentimenti, il tuo modo di essere. Di tutto questo ho nostalgia ora, anche delle piccole arrabbiature che mi prendevano.
I colori di questo ricordo sono chiari, coperti da una velatura di questa vernice trasparente “come il Signore ha voluto”. Ecco questa velatura la darò a tutti i miei quadri e mi chiederanno: “cos’è che hanno di così dolce tutti i tuoi quadri?. Noi due che sappiamo sorrideremo.
Così RINGRAZIO perché SPERO che tutto ciò che ho visto-vissuto e che sto per vivere con te sia una GRAZIA di Dio.
Diventare PRETE è essere ordinati (come se scrivessi “programmati” ma la parola è così tecnica che mi fastidia) per manifestare una certa faccia di Dio. E’ come immettere una certa qualità di geni o ormoni per cui anche la tua faccia sarà più vera, più attraente più buona. Gli aggettivi appena scritti sono poveri di significato, se invece posso scrivere sulla tua faccia GESU’, sembra che il miracolo avvenga misteriosamente nella ORDINAZIONE. Certo NOI NON CAPIAMO. Per questo ci inginocchieremo con semplicità, contenti di farlo, e canteremo “KAMMI DIOS KANKI” (Tu Dio sei qui). Canteremo allegri, che, pur non vedendo ci fidiamo di Gesù.
Tutta la tua vita dovrai chiedere perdono di non essere in grado di “manifestare Gesù”, ma non ti stancherai mai di recitare la tua parte.
Hai con te la chitarra e la musica, la voglia di andare e buone gambe, il racconto della vita di San Francesco e don Bosco, hai le mani di tanti ragazzi da legare ad altri ragazzi.
Hai l’avventura di tanti incontri, di MESSE e COMUNIONI, di BATTESIMI e ENTIERRI (funerali ndr); la gente ti circonderà e ti romperà, i ragazzi ti deluderanno e ridaranno la gioia, tu sbaglierai peccherai e riprenderai a correre.
Cura bene la tua faccia che dica bene ciò che vuoi dire. L’ORDINE che ricevi è di dire “ GESU’” è Colui che tu cerchi, di cui hai bisogno, che ti salva” 
Io lo so che la faccia si cura da dentro, allo stesso modo di come si sviluppa la vita, che si srotola e compare dal di dentro ampliandosi con qualche miracolo di cui sempre mi sono meravigliato, di come cioè cresce un uomo o un frutto: si amplia, cambia, ed è sempre più assomigliante-fedele al germe.

La parola-invocazione “GESU’” che anche tu mi scrivi nella tua lettera dal ritiro di Camaldoli, è ora ciò che ti suggerisco. Spero sia anche in me una grazia, spero non sia una mia trovata, povero te sennò.
Ho bisogno anch’io che tu preghi e sia fedele alla preghiera. Io ti “vendo” senza esigere rimborso immediato e conosco la tua fedeltà, questo mio prodotto che anche io ricevetti. Mi accorgo man mano che quello che “scopro” mi era già stato rivelato tempo fa, non ci facevo caso, così ho anche la gioia dello scopritore, della novità.
Ora mentre scrivo, immagino i ragazzi, i tuoi cari, Mons Tarcisio, Mons Dante.
Al 22 li avrò ancora più presenti perché tutti i giorni accumulo ricordi e affetto e mancano ancora vari giorni.

Quello che vivo per te difficilmente lo posso trasmettere a gli altri, tutta la tua storia personale, il tuo vero essere “te stesso” io lo rimetto nel calderone con una di queste parole: ragazzi, Poveri-OMG-ALLEGRIA e SACRIFICIO, GESU’.
Di me stesso io vedo soprattutto, i limiti ed i peccati. Lì sono me stesso. Dove mi possono vedere “Bello e Buono” io vorrei che gli altri leggessero “GESU’” , non roba mia.
Mi spiacerebbe a morte di trasmettere me stesso, di far contenti gli altri per me: sarebbe ancora il gioco effimero della scimmia, del “già finito”.
Così proprio di te Daniele, di come sei, con tutti i tuoi limiti, il tuo essere prete non dovrà essere altro che una sorpresa e desiderio di rivelare Gesu’, non te stesso. Ma questo è un miracolo e i miracoli non ci sono se Dio non li fa.
Così è Dio,
è supplicare Dio,
è dire bene con gran fervore e dolcezza: “GESU’”
quello che voglio fare anche con questo lettera.
Così c’è tanto affetto nel dire queste parole,
nell’ammucchiare ricordi, ringraziamento (a tutti quelli che ti hanno aiutato in seminario)
desiderio,
attesa che venga ….
in queste paginette.
Ti dico la mia gioia,
leggi pure la mia attesa
grande
che tu venga,
che mi aiuti,
che sia un figlio devoto.
Ti dico e leggi il grazie più naturale al Vescovo,
alla tua Diocesi di Faenza (ai preti che ti lasciano venire da noi)
il seminario (Rettore e Prof. e compagni) che ti hanno formato in questo tempo.
Leggi tanto tanto bene.
Non ho che parole e inchiostro per farti arrivare…un
grande desiderio di venire lì, partecipare a quello che avviene attorno a te
e accompagnarti nei prossimi giorni tra i ragazzi
e poi venire qui.
Sono con te. GESU’!
Tuo P.Ugo

Chacas, 11 giugno 1991