Padre Daniele Badiali

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Ti regaliamo un bambino, lo vuoi?

Carissima Laura, hai compiuto un anno di vita, la tua mamma mi ha chiesto di regalarti la storia di come sei arrivata fra le mie braccia nel giorno in cui sei nata per non scordarla mai.

La ricordo come se fosse successo ieri, tanto è il bene che ti porto e il desiderio che viva per incontrare un giorno quel Dio che ti ha preservato dalla morte certa.

Era il 16 di febbraio 1994, mercoledì, pieno periodo delle piogge. Quante volte ho camminato sotto la pioggia, o andando col carro ho incontrato frane, strade interrotte.

Verso le dieci di mattina bussano alla porta della parrocchia una bambina di 14-15 anni coperta di una manta nera e il suo fratellino di dieci intirizziti dal freddo chiedendo se c'è il padre. «Sono io», rispondo, «avete bisogno di qualcosa?».

La bambina senza attendere molto mi dice: «Abbiamo un regalo per te, lo vuoi?».

«Un regalo per me? E che regalo volete farmi?». «Ti regaliamo un bambino, lo vuoi?».

Non mi rendevo bene conto di cosa volessero dirmi, mi sembrava una cosa assurda, e poi non vedevo assolutamente nulla, la bambina era tutta avvolta nella manta nera e il fratellino aveva una semplice maglietta. «Un bambino? Volete darmi un bambino? E dov'è?».

La ragazzina apre lo scialle nero e tra le mani tiene una piccola creatura appena nata, fasciata completamente con quelle fasce tessute a mano che la gente porta comunemente alla cintura.

Non credo ai miei occhi, prendo quel piccolo corpicino tra le mani, gli occhi sono chiusi, sembra fragilissimo, quasi mi tremano le mani.

Chiedo alla bambina: «Ma è un vostro fratellino appena nato?».

«No padre», mi risponde la bambina, «noi siamo di Illauro e stavamo venendo a piedi a San Luis e l'ab­biamo incontrato abbandonato sulla carretera poco prima di Humanhuauco».

Mi sembrava impossibile credere a questa storia.

«Mi state raccontando una bugia, vostra madre non vuole tenere questo figlio».

La bambina piange, «No padre, te lo assicuro, non è nostro fratellino, l'abbiamo incontrato per la strada, abbiamo sentito una sottile voce che piangeva, abbia­mo visto questo fagottino e ci siamo accorti che era un bambino appena nato».

Vado dietro a ciò che mi dicono. «Ma non avete chiesto a qualcuno di quel posto se conosceva qualche donna che doveva partorire nell' arco di breve tem­po?». La bambina mi risponde che hanno chiesto ma nessuno sapeva niente.

Guardo quel corpicino che ho tra le mani, subito penso a cosa sarebbe capitato se non fossero passa­ti quei due bambini a raccoglierlo, una vacca o un toro avrebbero potuto pestarlo, un cane avrebbe po­tuto morderlo, un carro avrebbe potuto stritolarlo, la pioggia e il freddo l'avrebbero congelato. In ogni caso sarebbe morto. Provo una stretta forte al cuore.

«Poteva morire, quanti bambini piccoli muoiono per una qualsiasi malattia, questo corpicino è arriva­to VIVO tra le mie mani». Ho avuto la sensazione netta che quella piccola creatura fosse viva solo per MIRACOLO.

Senza pensarci faccio un' altra domanda: «Perché l’avete portato qui da me?».

«Abbiamo subito pensato di portarlo al padre, lui ci penserà ... »,

«E se non lo prendo cosa fate?».

«Andremo a bussare a qualche altra porta».

Non riesco a dire più nulla, guardo quel corpicino, mi commuovo come un bambino, chiamo Anna e le dico: «Guarda mi hanno portato un figlio!!». Anna una buona mamma lo prende tra le braccia, lo porta in casa, lo mette sul tavolo e incomincia a svestirlo di quegli straccetti che ha addosso.

Ora è tutto nudo, è piccolissimo, le gambine fragilissime, ancora sporco di nero e col cordone ombeli­cale fresco appena legato.

Così, tutta nuda scoprimmo che eri una bambina piccolissima, di appena due chili, eri nata quella stessa notte e abbandonata, quei due bambini come piccoli angioletti n avevano portato da me.

Di tuo papà e di tua mamma non ho mai saputo nulla, e fino ad ora nessuno si è fatto vivo a dirmi qualcosa di te.

Ti lavammo con acqua calda, ti demmo aguita de anis, ma non riuscivi ancora a prendere nulla. Subito mi assalirono i primi pensieri, come fare, chi ti farà da papà e mamma?

Pensai di cercare Ugo lasciando a lui la decisione di cosa fare di te. Ricordo che in quei giorni Elena era a Chacas perché doveva nascere Giulia, anche Pinuccia non era in casa. Appena vidi Ugo dopo un giorno gli raccontai di te e di come eri arrivata a San Luis. «È un miracolo che sia viva, come la Ursula. Tienila tu per ora, poi vedremo come fare».

Così sei rimasta in casa mia circa due settimane, io ero felice di tenerti. Vittoria ti dava il suo latte, Pinuc­cia e Anna ti accudivano di giorno. lo come arrivavo a casa ti prendevo tra le braccia e la notte ti tenevo nel letto con me. Se piangevi ti stringevo forte cercando di farti rispettare gli orari del latte. Quando avevo il Rosario alla sera ti portavo in chiesa e ti lasciavo sulla panca vicino all' altare, e tu stavi in silenzio ascoltando la preghiera alla Madonna. In quei giorni con le ragaz­ze della costura (ricamatrici) stavamo facendo la medi­tazione sulla vita di Laura Vicuña: «Ti chiamerai Lau­ra, spero sarai buona e devota come Laura Vicuña».

Dopo pochi giorni, di domenica, venni a Yanama e raccontai in casa tutto ciò che era successo, e Arrigo, il tuo futuro papà, mi disse: «Dì al Padre Ugo che se non trova nessuno a cui affidare Laura, io e Ce­cilia siamo disposti a prenderla». Ugo fu felice della notizia, inizialmente sembrava che dovessi andare in Ecuador, invece sei rimasta qui.

CosÌ, cara Laura, hai trovato un papà e una mam­ma che ti vogliono bene. Sei una bambina fortunata, arrivata come un regalo di Dio. La tua mamma presto ti leggerà questa favola che ti ho scritto, chiederai chi è la protagonista di questo racconto e la tua mamma ti dirà: «Sei tu Laura ... »,

Laura cara, così come il Signore ti ha condotto tra le braccia di tuo papà e di tua mamma, lasciati sempre condurre da LUI.

Il miracolo della tua vita è un segno della bontà di Dio. Ora dipenderà solo da te lasciare che la tua vita continui ad essere un miracolo di Dio. Se sarai buona e se imparerai ad amare Dio sopra ogni cosa, se imparerai a regalare tutto ciò che hai ai bambini poveri, questo miracolo continuerà a vivere nel tuo cuore e nel giorno della tua morte ti farà incontrare quel Dio tanto buono che ti ha regalato un corpicino e un cuore per cercarlo e amarlo.

Ti prometto di starti vicino sempre, assieme alla tua madrina Albertina, pregando e affidandoti alla Madonna.

Con tanto bene,  P. Daniele

Lettera a Laura, la bambina peruviana abbandonata che Padre Daniele ha accolto.

Yanama, 16 febbraio 1995