Padre Daniele Badiali

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un piccolo GESU' BAMBINO

Agli zii Carlo e Germana
Carissimi zii Carlo e Germana, direte che mi sono dimenticato di voi, tanto è il tempo che non vi scrivo.
Sappiate che siete sempre presenti nel mio cuore e tante volte penso a quando ritornerete qua sulle Ande.
Vi scrivo da un caserio a nove ore da San Luis, verso il Marañon, se fossi qui Carlo ti commuoveresti davanti ad una natura così cruda e imponente, montagne che corrono a picco sulle valli e i paesini che sembrano attaccati sulle pareti.
Ci sono tanti bambini che come mi hanno visto arrivare mi sono corsi incontro.
Guardo i terreni, le patate sono già alte, te le ricordi vero le patate della sierra?
Nonostante il gran camminare, riposo nell’andare per i caserios, come immergersi nella vita della gente povera, vivo di ciò che la gente mi dà, un letto di assi per dormire, un piatto di patate e riso, a volte un uovo fritto, una minestra di farina di fave o piselli.
Mi adeguo a tutto, anche alle pulci, sorrido alla vita italiana sempre più complicata e sempre più alla ricerca di cose sofisticate.
Poveri noi, viviamo in un mondo di bugie, dove anche il mangiare è diventato talmente sofisticato ed esprime bene quanto siamo ridicoli.
Sarà sempre più difficile incontrare le tracce di Dio quando tutto sembra fatto apposta per eliminarle.
Solo la carità può aprire nel nostro mondo la breccia per la quale può entrare Gesù.
Io sento che è necessario, perché tutto il nostro mondo non porta a nulla di fronte alla morte, ogni illusione di progresso crolla.
Ci crediamo tanto evoluti, eppure abbiamo aumentato la paura di fronte alla morte.
La povera gente se non altro accetta molto più di noi la sofferenza e la morte, se non altro muore da cristiani sulla nuda terra, mentre noi moriamo o in un letto d’ospedale riempiti di tubi che ci vogliono tenere in vita fino all’impossibile, o schiacciati dalle stesse macchine che ci siamo costruiti.
Guardo dalle Ande il nostro mondo e piango nel vedere che la mia gente povera vive solo attirata dai nostri idoli che sono diventati le nostre disgrazie.
Anche qui l’unico cammino possibile è la CARITA’, dare ciò che abbiamo agli altri, preoccuparci della salvezza dell’anima.
Vi penso con nostalgia, presto arriverà il Natale, quante luci, quante bugie per nascondere un povero bambino che nasce al freddo e al gelo.
So quanto soffrite nel vedere come il nostro mondo imbroglia l’unica speranza della nostra vita, io sono qui per non cedere a questo imbroglio e per cercare l’unica speranza che dà senso alla vita, eh sì...un piccolo GESÙ BAMBINO.
Vi abbraccio con tanto affetto, portate i miei saluti a tutte le persone care di Granarolo, Don Vasco, il parroco anziano, i vostri parenti, la signora che sempre mi regala un’offerta..
Con tanto bene.
Ranchaj, 29/11/95
P. Daniele